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Con molte stelle ma poco SEO: i ristoranti italiani sono invisibili sul Web

SEO o non SEO, questo è il dilemma. In un mondo governato dalle ricerche online, dalle recensioni social e dallo storytelling più del 50% dei siti di ristoranti stellati è indicizzato male (e quindi si fatica a trovarlo attraverso i motori di ricerca) e appena il 24% aggiorna con continuità la propria pagina Facebook. Eppure quattro persone su cinque fanno una ricerca in Rete prima di prenotare un ristorante e leggono almeno sei recensioni per decidere dove andare. Il booking online però è già realtà per un locale su due.
Dinamiche simili nella promozione delle tipicità food made in Italy: i siti di nove Consorzi su dieci sono infatti “invisibili” sul web, il 33% deve ancora aprire una propria pagina su Facebook e appena il 45% dei portali prevede un’altra lingua oltre all’italiano.
I dati emergono dall’anteprima della ricerca “The Italian Data Flavour”, un report basato sull’analisi dei dati sul grado di digitalizzazione della ristorazione stellata italiana e dei consorzi di tutela realizzato da Fiera Bolzano in collaborazione con l’agenzia padovana Noonic.
L’anteprima è il punto di partenza di un percorso che porterà ad avere, a ottobre, una fotografia dettagliata dell’indice di digitalizzazione di ristoranti stellati e consorzi di tutela con classifica finale. Al termine dell’analisi completa e comparata dei dati – dalle community social, ai siti e alle newsletter, passando per TripAdvisor – verrà infatti eletto il Best Restaurant on Digital 2018 e il Best Typical Product on Digital 2018 che certificherà la realtà italiana della ristorazione dell’enogastronomia più digitale d’Italia. La consegna del premio avverrà in occasione dell’edizione 2018 di Hotel, evento fieristico promosso da Fiera Bolzano: «Assieme a Noonic abbiamo ideato e realizzato questa ricerca e questo premio per colmare un vuoto nel mondo del food italiano – evidenzia il direttore di Fiera Bolzano Thomas Mur – Riteniamo che, al di là dei giudizi sulla qualità, vada anche valorizzato attraverso una specifica classifica il rapporto tra ristoranti e consorzi di tutela e il web. E il sistema fieristico rappresenta un ponte ideale per far dialogare con profitto mondo reale e mondo virtuale».
Un quadro poco confortante per il Food
Dalla prima ricerca data-driven sul grado di digitalizzazione di ristoranti di qualità e sui Consorzi di tutela del made in Italy non esce un quadro incoraggiante, anche se sono sempre più numerose le realtà che stanno progredendo. «Ristoranti e consorzi di tutela non sono ancora in grado di sfruttare le enormi potenzialità del mondo digital e social e di aumentare in questo modo il proprio business», evidenzia Nicola Possagnolo di Noonic, tra i curatori della ricerca
I numeri parlano chiaro. Su 356 ristoranti selezionati, quasi la totalità ha un sito internet (98%) ma solo il 50% rispetta gli standard minimi Seo, che consentono di farsi trovare in Rete: il 73% non ha la meta description impostata e il 53% non ha il tag fondamentale per descrivere la value proposition. Situazione che peggiora ancora con i social network. L’83% dei ristoranti ha una propria pagina Facebook, ma solo il 24% la tiene aggiornata con almeno due post a settimana.
L’anamnesi sullo stato di “salute digitale” dei principali consorzi di tutela evidenzia dinamiche simili, ma stupisce soprattutto il fatto che solo il 43% dei siti web preveda la doppia lingua, un elemento che stupisce dato che le strutture di tutela e promozione dovrebbero essere prioritariamente orientate alla valorizzazione sui mercati internazionali.
Il Wine più digitale in 5 anni
Il mondo Food dovrà probabilmente prendere ad esempio l’universo Wine, che dal 2014 ad oggi ha visto progredire la presenza online attraverso siti migliori e canali social presidiati. Lo rivela la quinta ricerca condotta da FleishmanHillard – Omnicom PR Group Italia, che ha analizzato la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato (Mediobanca 2018), confrontando i risultati con i trend rilevati in 5 anni.
Rispetto al 2014, il report evidenzia una rilevante crescita di Instagram: 15 aziende su 25 gestiscono un canale nel 2018 (erano solo 6). Facebook rimane il canale più frequentato (oggi 21 aziende contro le 17 del 2014), seguito da YouTube (18 vs 15) e Twitter (oggi 15 vs 11).
Emerge una crescita verticale dei follower, dato che le cantine hanno investito sui propri canali social e stanno migliorando l’attività di content management: i follower Facebook in aggregato sono 3,3 milioni (+657%) e su Instagram sono 63mila. La quasi totalità delle aziende presenta nel 2018 un sito web in almeno due lingue (tipicamente italiano e inglese), mentre è ancora fermo l’e-commerce diretto: solo 3 aziende hanno adottato piattaforme di vendita sul proprio sito, dato che la maggioranza delle cantine preferisce affidare le vendite online a piattaforme esterne specializzate.
«Negli ultimi 5 anni la digitalizzazione del settore vinicolo italiano si è contraddistinta per il presidio prima quantitativo e poi qualitativo dei principali canali social e con un ripensamento dei siti aziendali per migliorare l’esperienza degli utenti – ossserva Massimo Moriconi di Omnicom PR Group – Abbiamo assistito all’esternalizzazione dell’e-commerce grazie al lavoro di qualità svolto dai principali portali, specializzati e generalisti, che hanno anche supportato in alcuni casi la promozione del vino Made in Italy all’estero».
Per l’edizione 2018 guida la classifica Frescobaldi, seguita da Mionetto, Masi Agricola e Antinori a pari merito al terzo posto, mentre chiude in quarta posizione la Casa Vinicola Zonin.
(Fonte: Il Sole 24ore)

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